Culture

«Capiva in anticipo, anche il rock»

«Capiva in anticipo, anche il rock»

«Edgar Morin non era nel cuore della vita accademica, ma al centro della vita intellettuale. Per questo era così amato e rispettato», dice il sociologo Michel Wieviorka, 79 anni, (l’ultimo libro pubblicato in Italia è Pensare globale, Franco Angeli 2024), che ricorda «un uomo generoso, attento, interessante, brillante. Un uomo a cui piaceva battersi per quel che riteneva giusto, e mi piace ricordare il grande sostegno nei miei confronti, per esempio, quando dovetti dimettermi dalla presidenza della Fondation Maison des sciences de l'homme. Ci siamo molto frequentati, a tratti, e ho sempre avuto un'enorme stima e affetto per lui».

Qual è stato il ruolo di Edgar Morin nella cultura francese?
«Ha avuto un riconoscimento intellettuale gigantesco, del tutto meritato. Di lui restano i lavori molto importanti sul metodo, sul nuovo paradigma per pensare insieme tutti i grandi problemi, con la sua attenzione alle questioni della comunicazione, all’idea che non si possa dissociare l’individualità umana da una prospettiva cosmica. Ma non è stato solo questo».

Qual è l’altro lato di Morin?
«Quello che io adoravo, e come me molti altri, era la sua capacità di sentire quel che succedeva nella società, spesso in anticipo. È stato il primo in Francia a comprendere l’importanza della cultura rock, ad avvicinarsi con curiosità a un fenomeno popolare come Johnny Hallyday. Aveva un gusto per questo genere di cose, che avvicinava con grande libertà. Ma sentiva anche i fenomeni più gravi, per esempio Morin resta l’autore di una inchiesta meravigliosa sull’antisemitismo a Orléans (1969, tradotta in Italia dalle edizioni Eri come Medioevo moderno a Orléans)».

Morin fu resistente, e comunista, ma lasciò il partito.
«Perché non si lasciava irregimentare. È sempre stato un uomo di sinistra ma non è mai stato ideologico o settario. Quindi l’ortodossia del partito comunista lo rigettò, e in generale Edgar Morin ha sempre difeso le posizioni che riteneva giuste e che gli sono valse critiche anche molto forti».

Per esempio, per la sua difesa dei diritti dei palestinesi, oltre vent’anni fa.
«Lui, ebreo autore di quell’inchiesta magistrale sull’antisemitismo, all’inizio degli anni Duemila è stato accusato a sua volta di antisemitismo da parte di alcune associazioni (e assolto in Cassazione, ndr). Ma come dicevo prima era avanti su molti temi, e spesso l’ha anche pagata cara da un punto di vista personale».

Quali ricordi le vengono in mente, adesso?
«Per esempio, alla fine degli anni Novanta avevo creato una rivista mensile che si chiamava “Le Monde des débats”, e una volta ho pubblicato un colloquio con Jacques Derrida sul perdono. Appena uscito, Edgar Morin mi ha chiamato subito per dirmi “Voglio assolutamente rispondere a Derrida”, e nel numero successivo ho potuto pubblicare un’intervista interessantissima a Morin sul perdono. Gli piaceva occuparsi di qualsiasi cosa, dibattere ad alto livello, e in libertà. Una volta ho registrato un ciclo di sue conferenze con l’intenzione di pubblicarle, gli ho detto “Basta risistemarle” e lui si è raccomandato: “Sì ma teniamo il lato un po’ sfrenato dell’orale”. Aveva ragione, sono state un grande successo in libreria».

Anche a livello internazionale?
«Popolarissimo in tutto il mondo, specie in America latina. Facevamo parte assieme dell’Accademia della latinità creata in Brasile da Candido Mendes, e lì ha conosciuto il futuro ministro dell’Istruzione di Macron, Jean-Claude Blanquer. Che una volta ci invitò a vedere insieme la trilogia di film di Marcel Pagnol, chiedendo a sorpresa a Edgar Morin di presentarla, un po’ come nei cineclub degli anni Settanta. Morin fu brillantissimo, colto, divertente».

Anche uomini non propriamente di sinistra, come Emmanuel Macron con “il pensiero complesso”, hanno preso in prestito le sue formule.
«O anche Nicolas Sarkozy, ancora prima di lui, con l’idea di fare “una politica di civiltà”. Il presidente Macron quattro anni fa ha organizzato una grande festa all’Eliseo, alla quale ho avuto l’onore di partecipare, per celebrare i 100 anni di Edgar Morin. Un pensatore e un uomo che è stato, meritatamente, molto amato».

30 mag 2026 | 19:54

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