«La responsabilità sociale si misura non solo sulle emissioni di Co2, sulla diversità e sui rating Esg, ma soprattutto sulla capacità di un’azienda di essere vicina ai propri dipendenti quando serve». Pierroberto Folgiero spiega così la decisione di Fincantieri di riconoscere ai 12 mila operai e impiegati italiani un bonus welfare straordinario di 200 euro contro il caro-bollette.
Da dove nasce l’idea di questo bonus?
«Questa iniziativa non è estemporanea, ma si inserisce in un piano più ampio, Fincantieri for Community. Il programma si occupa di integrazione, educazione civica e di altri temi di grande rilevanza per i nostri territori di attività, che da 250 anni vivono a stretto contatto con la cantieristica navale. Questi progetti hanno un’unica matrice e un unico obiettivo: costruire un’azienda a prova di futuro».
In che senso?
«Il benessere economico e sociale delle persone ha un impatto diretto sull’attrattività di un’azienda, sulla qualità del lavoro e sulla produttività; di conseguenza, misure di welfare per migliorarlo diventano per l’azienda un fattore di competitività industriale e operativa di lungo termine. In aggiunta alle misure del governo, abbiamo voluto fare la nostra parte».
La crisi energetica sta però mettendo in contraddizione gli investimenti dei governi sulla difesa e i sussidi contro il caro-bollette...
«Nel nostro caso penso che il problema non si ponga. La nostra catena del valore è fortemente radicata in Italia e, se per ipotesi riceviamo un contratto da un miliardo dalla Marina Militare, l’80% di questa somma ricade sul territorio nazionale sotto forma di lavoro e pil. Anzi, si moltiplica, con benefici per l’occupazione, l’indotto e, alla fine, per il reddito di tante famiglie».
La crisi energetica riguarda anche le aziende. Che impatto ha su Fincantieri?
«Come azienda capofiliera in un’industria di trasformazione, ovviamente, siamo toccati sia direttamente sia indirettamente perché i rincari riguardano sia le nostre attività sia quelle dei nostri fornitori energivori. Abbiamo tuttavia adottato strategie di copertura da questo rischio ad esempio sia per gli approvvigionamenti di carburante per le prove a mare delle nostre navi sia per il costo dell’acciaio che compriamo. Navighiamo quindi in acque tranquille perlomeno per tutto il 2026, in attesa che si chiarisca uno scenario su cui oggi è inutile avventurarsi in previsioni».
Vede progressi nelle alleanze europee per la difesa navale?
«Fincantieri è da sempre in prima linea sulla condivisione delle piattaforme per le navi di superficie e per i sottomarini. Siamo promotori del programma European Patrol Corvette con Spagna, Francia e, presto, altri Paesi. La cooperazione con altre aziende è il primo passo verso la deframmentazione della difesa europea, assicurando l’interoperabilità e l’intercambiabilità delle navi militari. Si evitano così anche duplicazioni di spesa, specie in una fase dove le risorse sono scarse e le esigenze numerose, fra cui il contrasto a una congiuntura economica non positiva».
Dopo lo stop in Francia su Chantiers de l’Atlantique e in Germania sui sottomarini Thyssenkrupp, insomma, avete rinunciato all’idea di un consolidamento “forte”, di tipo acquisitivo?
«Resta un obiettivo nella difesa, ma è sfidante dal punto di vista della sovranità nazionale e richiede pazienza e fiducia reciproca. Le alleanze sono un passo nella direzione giusta e, se acceleriamo, potremmo intanto creare una piattaforma unica per proporci nelle gare al di fuori dell’Europa con una piattaforma industriale comune, senza farci concorrenza».
2 giu 2026 | 07:29