ANNA MARIA TURI, 'ETTORE MAJORANA. DAL SILENZIO ALLA NUDA TERRA' (Edizioni Segno, pp. 182, euro 22)
Primavera 1987. La giornalista Anna Maria Turi è a Viareggio, dove entra in una libreria specializzata in testi di letteratura religiosa. Il suo fondatore, Renato Marmolino, le chiede di parlare in un angolo e le fa una rivelazione che le avrebbe cambiato la vita: sostiene che "Ettore Majorana, lo scienziato dato per scomparso, in realtà aveva fatto una scelta religiosa e viveva in un convento dei dintorni". È a partire da questo momento che Turi si interessa all'enigma sulla morte dello studioso, e oggi riassume le sue scoperte e teorie - raccolte nel corso di decenni di lavoro - in 'Ettore Majorana. Dal silenzio alla nuda terra', pubblicato da Edizioni Segno (pp. 182, euro 22).
Le ultime notizie certe sul giovane scienziato - ritenuto dai grandi accademici del suo tempo un genio eccezionale - sono datate 26 marzo 1938. Poi non se ne seppe più nulla, e nel corso dei decenni furono elaborate diverse ipotesi in merito: c'è chi ha parlato di suicidio, chi di assassinio, mentre qualcun altro ipotizzò un suo trasferimento in Sud America o, addirittura, in Germania, dove avrebbe condotto studi sull'energia nucleare per conto dei nazisti. L'unica cosa certa è che Majorana fu un personaggio complesso, da alcuni ritenuto "strano", e che è scomparso dai radar a 31 anni dopo aver mandato delle lettere d'addio dai toni oscuri.
Turi, partendo dalla rivelazione di Marmolino, reinterpreta la vicenda di Majorana secondo quanto scoperto attraverso le sue fonti locali. Lo studioso catanese, secondo la testimonianza di Salvatore Ingrosso (un farmacista di Lucca che era spesso in contatto con i religiosi per via del suo lavoro), si sarebbe ritirato alla Certosa di Farneta, in Toscana, dove sarebbe morto quarantanove anni dopo la sua sparizione. Al monastero, però, i monaci non hanno mai confermato questa versione, chiusi in un "muro di silenzio".
Secondo la ricostruzione della giornalista, Majorana - dopo un passaggio in Argentina - sarebbe vissuto nella Certosa col nome di fratel Bruno, e lì avrebbe acquisito il ruolo di bibliotecario e continuato le sue ricerche. Proprio per questo, da lei giunge l'invito a intraprendere "la seconda, importantissima ricerca, quella sugli scritti inediti, eventualmente celati e quindi non resi di pubblico dominio, di Ettore Majorana".
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